venerdì 25 dicembre 2009

Casa passiva

Le Case Passive sono edifici nei quali il bisogno di calore da riscaldamento e cosi ridotto che senza alcuna perdita di comfort si puo fare a meno del tradizionale sistema di riscaldamento. Chi prende una decisione a favore della Casa Passiva dimostra soprattutto di avere sensibilità rispetto ai problemi legati all'energia. Contemporaneamente è anche una decisione verso costi di funzionamento inferiori, per un'indipendenza dalla crescita
dei prezzi del mercato delle materie prime e verso un ambiente più sano.

La Casa Passiva offre molto spazio per le esigenze individuali di allestimento. Ancora pochi anni fa per utilizzare l'energia solare ci si doveva rassegnare ad accettare delle limitazioni architettoniche: una serie di sviluppi successivi in fatto di isolamento, di infissi e di aerazione hanno fatto sì che oggi l'energia solare e la libertà di allestimento non siano più in contrapposizione tra loro. Inoltre, grazie al fatto che gli investimenti sono decisamente più bassi rispetto a quelli di un sistema di riscaldamento tradizionale e grazie agli incentivi statali, il prezzo complessivo non è affatto più alto di quello di una casa tradizionale.

La Casa Passiva in dettaglio

Come gia menzionato, le Case Passive sono edifici che per tutto l'anno, rinunciando completamente a sistemi di riscaldamento tradizionali, offrono un ambiente eccezionalmente confortevole sia per abitare che per lavorare.

L'eccellente protezione del calore ed il conseguente isolamento dell'involucro dell'edificio, abbinata ad uno sfruttamento altamente efficiente dell'energia e ad una sistematica aerazione, rendono possibile la realizzazione di una casa per l'appunto "passiva". Questo comporta un fabbisogno di riscaldamento di 15 kWh/m2a o 1,5 litri di combustibile/m2a o persino meno.

Ciò corrisponde ad un miglioramento del risparmio energetico pari a +10% rispetto al fabbisogno medio considerando la durata dell'edificio. Per il raggiungimento di questi valori è assolutamente indispensabile avere un opportuno isolamento. Anche la forma dell'edificio gioca un ruolo importante: quanto più compatta è la forma dell'edificio, tanto più ridotta è la perdita di superficie.

Un netto perimetro di isolamento separa le stanze calde e fredde. Questo significa per esempio che la scala dello scantinato non si trova in casa, bensi esternamente, posizione a tal fine molto, molto più favorevole. L'involucro dell'edificio è interamente isolato da materiale isolante termico di uno spessore di circa 30 o 40 cm. A tal fine le forme ed i dettagli dell'edifico devono essere il più possibile semplici e possibilmente prive di ponti di calore.

Grazie agli speciali vetri isolanti termici tripli incassati in appositi infissi isolati, le aperture delle finestre non sono in alcun modo un punto debole nell'involucro dell'edificio.

Grazie allfelevato standard di isolamento, la perdita di calore attraverso muri, tetto e pavimento è praticamente trascurabile. Per tale motivo la perdita di calore che sorge con il naturale ricambio d'aria attraverso fessure e fughe diventa determinante. Perciò l'ermeticita del rivestimento dell'edificio è importante esattamente come un buon isolamento termico. Le grosse penetrazioni nell'involucro dell'edificio come cappe di scarico in cucina, entrate per gatti e caminetti aperti devono essere evitati.

Attraverso un perfetto isolamento termico si può pertanto fare a meno di un impianto di riscaldamento, cosa che però rende necessaria una confortevole ventilazione. A tal modo la Casa Passiva viene alimentata costantemente da aria fresca; attraverso un efficiente recupero termico il calore dei gas di scarico viene trasferito nell'affluente aria fresca. Nei giorni particolarmente freddi l'aria in entrata viene scaldata nuovamente. Questo riscaldamento successivo puo avvenire con un sistema elettrico o una piccola pompa di calore. Un ulteriore preriscaldamento dell'aria fresca, attraverso un preriscaldatore geotermico, riduce ulteriormente il bisogno di riscaldamento successivo.

Tutto il sistema di installazioni tecniche di una Casa Passiva può essere ridotto e sistemato in un apparecchio compatto della dimensione di un frigorifero. Ovvero: riscaldamento, aerazione con recupero termico ed acqua calda per un appartamento nella dimensione di un frigorifero! Le apparecchiature di aerazione in una Casa Passiva sono molto piccole, molto efficienti e silenziose. Non si possono tuttavia riscaldare e raffreddare come in un impianto di aria condizionata. La quantità di energia necessaria per questi apparecchi compatti è minima.

Errori nella costruzione o negli impianti (per esempio il raffreddamento dell'edificio attraverso la durata dell'aerazione in inverno) non possono venir corretti da questo sistema.

Un impianto termico solare puo coprire il 40-60% dell'intero fabbisogno di calore a bassa temperatura della Casa Passiva. Grazie al ridotto fabbisogno di energia residua si arriva ad ottenere un pareggio completo del fabbisogno energetico attraverso fonti di energia rinnovabili con un impianto fotovoltaico a costi assolutamente sostenibili. Impiegando elettrodomestici efficienti e lampadine a risparmio energetico il fabbisogno elettrico viene ridotto di oltre il 50% rispetto alla media, senza con questo limitare il livello di comfort. Questi apparecchi spesso non sono più costosi rispetto alla media se si considera i risparmi dei costi di elettricità.

Fonte: Weissenseer

Clima, città verdi d’Europa : in Portogallo l’energia viene dalle onde

Ora decisive per i leader del pianeta riuniti a Copenhagen alla disperata ricerca di un accordo sulla riduzione dei gas serra.  Non tutti però sono disposti ad aspettare anche perché, come accade spesso, le soluzioni più piccole si rivelano più efficaci, o se non altro più immediate, di quella planetarie.

Molto prima che i governi della Terra programmassero le rispettive agende in vista del summit di Copenhagen, c'era già un'Europa che si era messa in moto. Un'Europa fatta di centinaia di piccoli e grandi comuni che hanno deciso sin da ora di puntare sulle energie rinnovabili per tagliare la propria dipendenza dalle fonti fossili che producono Co2. Molti sono nel Nord d'Europa, in Scandinavia, altri cominciano a mettersi in luce anche nel sud. Una rete di esperienze a impatto zero che, oltre a rendere migliore la vita dei residenti, sono un buon esempio per chi non si è ancora mosso in questa direzione.

Cominciamo questo viaggio proprio dal paese che ospita il vertice, la Danimarca, il cui governo ha promesso di azzerare le emissioni di anidride carbonica entro il 2025. A un'ora e mezza da Copenaghen, c'è un'isola, l'isola di Lolland , in cui questo obiettivo è già a portata di mano. Qui si sperimentano fonti energetiche alternative come l'incenerimento del letame, la coltivazione delle alghe. Abbiamo intervistato Silvia Magnoni, manager della Sea Bass Solution, il consorzio che gestisce i progetti locali:

Si tratta di un'isola agricola che ha utilizzato l'energia agricola come elemento di sviluppo locale. Lolland è comunque un'isola molto ricca soprattutto di energie rinnovabili. Se parliamo di elettricità, il 91% della produzione annua di elettricità proviene dall'eolico, il rimanente 9% viene da biomasse o da riscaldamento a distretto.

Tutta l'energia prodotta viene quindi utilizzata dagli abitanti dell'isola?

 Il dato interessante è che produciamo il doppio di energia rinnovabile rispetto a quella che utilizziamo a livello locale. Questo significa che copriamo al 100% il bisogno locale e in più riusciamo a vendere la rimanente elettricità non utilizzata alla griglia nazionale piuttosto che ad un mercato regionale scandinavo.

Tra i progetti dell'isola di Lolland c'è anche quello di sfruttare l'energia delle maree per produrre l'elettricità delle abitazioni. Un piano simile partirà in primavera nella Scozia del Nord: si chiama Sea Snake , lo produce la Pelamis , ed è un tubo di 180 metri simile a un serpente che trasforma in energia il movimento delle onde. Obiettivo alimentare 30 mila case nel giro di cinque anni. E c'è un paese, il Portogallo, dove il sistema della Pelamis ha già superato l'esame di prova sulla costa di Agucadoura.

Il Pelamis è una sorta di serpentone di 140 metri con un diametro di tre metri e mezzo che viene immerso a largo di Agucadoura - ha spiegato Renato Sampaio, della Commissione energia del Parlamento portoghese - è in grado di produrre fino a 750 kilowatt. Di impianti come questo se ne prevedono altri venticinque che serviranno i bisogni di 15mila abitazioni con un risparmio di 60mila tonnellate all'anno di anidride carbonica.


Pubblicato da Paola Guarnieri alle 07:32 in Uentisette



Clima, città verdi d’Europa : a Bruxelles la più grande centrale eolica del mondo

A Estinnes, in Belgio, 70 chilometri a sud da Bruxelles, è stata appena inaugurata la più grande e potente centrale eolica del mondo (foto).

Una pietra miliare per lo sviluppo dell'energia sostenibile, ha detto l'eurocommissario all'ambiente Andris Piebalgs. Ci spiega meglio Samuele Furfari, capo unità per l'energia alla Commissione europea .

Si tratta di un progetto con nuove tecnologie, la novità consiste nella taglie dell'impianto, sono delle turbine di sette megawatt, mai esistite fino ad oggi, ad un'altezza di 198 metri. Le pale hanno un diametro di 127 metri. Tutti questi elementi nuovi hanno permesso di ottenere dall'Unione europea dei contributi per l'innovazione tecnologica.

 

Quante famiglie saranno servite quando l'impianto sarà a pieno regime?

Più o meno cinquantamila famiglie, ma quello che conta è dimostrare che questo è fattibile con delle nuova macchine  e quindi diffondere un nuovo tipo di tecnologia un po' dappertutto.

Ci sono state polemiche da parte dei residenti?

Il problema è che tutti vogliono l'elettricità, ma non vogliono gli impianti vicino casa e questa è un'utopia. Quindi il compito dell'Unione europea è soprattutto dei poteri locali è convincere gli abitanti della necessità di accettare questo nuovo modo di produrre energia.



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Pubblicato da Paola Guarnieri alle 16:00 in Uentisette



Clima, città verdi d’Europa : a Malmo il primo quartiere europeo a emissioni zero

Siamo nel Nord Europa, in Svezia. A pochi minuti di treno da Copenaghen, dall'altra parte del ponte sul Baltico c'è la città di Malmo , fino a dieci anni fa schiacciata dalla crisi dei suoi cantieri navali, ora rinata all'insegna della sostenibilità ambientale, con un terzo dei suoi abitanti che si spostano in bici anziché in macchina. Qui sta prendendo vita il primo vero quartiere europeo a emissioni zero. Si chiama Western Harbour (foto), porto occidentale. Abbiamo intervistato Daniel Skog, manager comunale che sta curando la realizzazione del progetto:

Tutto il quartiere è alimentato con energie rinnovabili: in parte da pale eoliche piazzate al largo in mezzo al mare, in parte dai pannelli solari sulle case, in parte - soprattutto - dal teleriscaldamento, bruciando i rifiuti dei residenti dentro impianti sicuri. Un sistema che, insieme a un efficiente riciclaggio, ha consentito di eliminare le discariche.

Quante famiglie vivono a Western Harbour ?

Sono già duemila le famiglie che hanno preso possesso di questi appartamenti disegnati secondo uno stile originale e dotati tutti di un affaccio sul mare e sul verde, a ridosso dello spettacolare grattacielo Turning Torso dell'architetto Santiago Calatrava . Altrettante sono in arrivo nella nuova zona a impatto zero, dove sono state costruite anche le cosiddette case passive, che - grazie all'isolamento termico - si scaldano solo con la temperatura corporea delle persone e il calore prodotto da lampadine e computer.



Pubblicato da Paola Guarnieri alle 08:20 in Uentisette



Clima, città verdi d’Europa : sostenibilità e gusto estetico, a Linz il quartiere ecologico Solar City

Il modello di Malmo comincia a far scuola nel resto d'Europa. Entro dieci anni, secondo il dettato della Commissione di Bruxelles, i paesi dell'Unione devono produrre il 20 per cento di energia da fonti rinnovabili. A Monaco, in Germania, però, hanno deciso di coprire il cento per cento entro i prossimi cinque anni. A Berlino si punta sull'aumento delle biciclette. In Andalusia su un nuovo impianto solare capaci di servire 150 mila famiglie. Mentre a Linz, in Austria, nel quartiere di Solar City (foto), si guarda già al passo successivo: le energie pulite non solo come soluzioni per la lotta riscaldamento terrestre, ma come elementi di arredo urbano e di aggregazione sociale. Abbiamo intervistato Michele Calzavara, docente di architettura al Politecnico di Milano :

Solar City è un quartiere con una struttura ben definita che ruota intorno ad una piazza attrezzata di tutti i servizi. La cosa di cui tiene conto, oltre al linguaggio, è la distanza delle varie parti satelliti.

Perché è definito Solar City ?

E' uno slogan che vuole sottolineare l'aspetto di sostenibilità energetica di tutto il processo, sia di progettazione che di costruzione. Soprattutto il fatto che fa molto uso di energie rinnovabili per cui c'è un forte utilizzo di energia solare.

Quante persone ci vivono oggi?

Più di tremila ed è organizzato come una piccola comunità, cerca cioè di ricreare quel miscuglio urbano e sociale che fa in modo che non sia un quartiere ghetto.

Come ci si muove in questo quartiere?

Prevalente mente a piedi, infatti è sconsigliato l'uso dell'automobile.

Nel progettare Solar City avete puntato molto anche sull'aspetto estetico?

Esatto. Ci sono pensiline, balconi, archi e passaggi coperti molto colorati che formano una specie di arcobaleno. Non è tutto. Anche i pannelli solari diventano parte del design e ci sono sistemi fognari  che concimano  i terreni agricoli circostanti.

Una città invisibile?

Il concetto di invisibilità riguarda un design che non è percepibile dal punto di vista estetico. È come avere un sottostrato tecnico che ti fa funzionare il corpo del quartiere che però ha una sua pelle. Quindi è come un lavoro sottopelle.


Pubblicato da Paola Guarnieri alle 07:27 in Uentisette



Clima, città verdi d’Europa: in Italia la casa-foglia a emissioni zero - Leaf house

L'Italia è indietro nelle graduatorie sulla riduzione di Co2, ma può ancora competere con l'Europa a livello di progetti imprenditoriali. A Novara la Novamont ricava la plastica dal mais, a Perugia la Monte Vibiano è la prima azienda agricola europea certificata a emissioni zero. Mentre ad Ancora il gruppo Loccioni produce la leaf House, letteralmente "casa foglia", il primo condominio italiano a zero emissioni di anidride carbonica: sei appartamenti autosufficienti dal punto di vista energetico e dove non si paga un euro di bolletta.  Abbiamo intervistato il presidente del gruppo, Enrico Loccioni .

Questa casa è autosufficiente grazie alle tecnologie che oggi sono disponibili, utilizzando cioè gli elementi naturali: aria, acqua, terra e sole. Con il sole riscaldiamo l'acqua che accumuliamo per poterla usare quando il sole non c'è. Questa riserva serve a fornire acqua calda per usare gli elettrodomestici, lavatrice, lavastoviglie e anche per il riscaldamento.

Quanto costa un appartamento così?

L'importo complessivo non supera più del 15% quello di una casa tradizionale.

Quanto consuma?

Di riscaldamento 38 kilowatt al metro quadro per anno rispetto alle 81 Kilowatt di una casa tradizionale. Tutte le utenze in sei mesi hanno consumato 3100 euro di energia e ne hanno prodotti 9600.

Con questa energia prodotta cosa si fa?

Abbiamo questa buona combinazione che permettere di vendere l'energia non consumata in casa e quei soldi ritornano all'utente per rimborsare i costi in più che abbiamo sostenuto all'inizio.


Pubblicato da Paola Guarnieri alle 15:51 in Uentisette



Natale, per regali originali tocca andar per capitali. Le idee e i posti originali dalle città d’Europa

Sono ore preziose queste che precedono la notte più ricca dell'anno, quella in cui i sentimenti si materializzano in doni, le parole cedono il posto a pacchi, pacchetti, fiocchi e balocchi. Gesti che aiutano a sentirsi più buoni, almeno per una notte. Per chi non avesse ancora completato la lista dei regali di Natale e fosse alla ricerca di ispirazione, le capitali europee offrono spunti sempre molto originali.

Cominciamo da Parigi e dai suoi mercatini dell'antiquariato traboccanti di stranezze. Al marché Biron aux Puces di Saint-Ouen, al 58 di rue de Rosiers, periferia Nord si possono visitare e ammirare i 220 stand di quello che viene considerato il mercatino antiquario più antico e grande del mondo. Qui il "bizarre" è davvero di casa e si esprime attraverso tartarughe imbalsamate, giocattoli del XVIII secolo e foto d'autore. Lo sapevano anche Pablo Picasso e Yoko Ono, abituali frequentatori del Biron.

Se però preferite soddisfare il palato, vostro e dei vostri cari, potrete facilmente cedere al richiamo della Buche de Noel, il "tronchetto di Natale", dolce simbolo della tradizione pasticcera francese che quest'anno compare rivisitato da celebri stilisti in forma di papillon nelle vetrine dell'Hotel de Crillon di Place de la Concorde. Dolci che - a giudicare anche dal prezzo - sembrano proprio gioielli, come quelli che compaiono nelle vetrine delle ben note pasticcerie Angelina e Lenotre, realizzati da Alexis Mabille e Kenzo.

Rimanendo nei territori del gusto, ma con un balzo al di là della Manica, al Leadnhall Market di Londra si possono comprare i formaggi dei piccoli produttori britannici passeggiando sotto da tettoie di vetro e acciaio capaci di ricreare in un istante l'atmosfera dei romanzi di Dickens.

Per chi preferisce oggetti ugualmente preziosi ma assai più durevoli ci sono i gioielli d'epoca da Hancocks, al 52/53 di Burlington Arcade, mentre i più moderni troveranno sicuramente ciò che cercano al Contemporary Applied Arts (2 Percy Street). Qui giovani e promettenti designer espongono le loro creazioni natalizie fatte in ceramica, tessuto e pietre preziose, nella mostra "Mistery, magic and merriment".

Per capire davvero di cosa si parla quando si parla di design non si può non far tappa a Stoccolma. Nelle gallerie Modernity (Sybyllegatan 6) (foto) si possono trovare le creazioni di designer scandinavi del secolo scorso, dai cristalli di Alvar Aalto ai gioielli di Georg Jensen, mentre la Design Galleriet (Odengatan 21), punto di riferimento per clienti più estrosi e pretenziosi, è specializzata in oggetti decisamente contemporanei.

Per gli amanti del cibo nordico anche Stoccolma offre soluzioni interessanti, ottime per una pausa fra un regalo e un altro. Al ristorante Operakallaren si possono assaggiare le aragoste dello chef stellato Stefano Catenacci, mentre al mercatino della Stortorget che dal 1915 illumina la grande piazza nel cuore dell'isola Gamla Stan, si trovano facilmente i tipici dolci di Natale, Pepparkaka e Lussekatter.

Le frittelle Toki pompos e i Kurtoskakalacs sono invece i dolci tipici di Budapest e per assaggiarli il posto migliore è il mercatino di piazza Vorosmarty. Vero è che il bianco Natale è anche freddo, allora il Caffè Gerberaud, inaugurato a fine Ottocento da un pasticcere svizzero è il posto migliore dove gustare una cioccolata fumante e svariati dolci confezionati in stile imperiale. Poco lontano dai pannelli di broccato e dalle vetrine cariche di scatole rosse del Caffè Gerberaud, in V. Josef Attila 7, la cristalleria Ajka è una vera istituzione in città. Ultimo consiglio per i meno nostalgici. La piccola e modernissima bottega che sorge nel Geppetto Design Studio (Katona Jozsef utca 15) offre spunti divertenti e originali a grandi e piccoli: dalle poltrone in fibra di cocco alle lampade che si aprono come fiori, al portauovo costruito con tre cucchiaini ripiegati. In fondo ciò che conta, ancora prima del pensiero, è l'idea.






Pubblicato da Paola Guarnieri alle 14:23 in



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