martedì 6 ottobre 2009

Google Earth ci “osserverà” in tempo reale?

Che cosa potrebbe succedere se si provasse ad unire la completezza delle mappe di Google Earth con le immagini in tempo reale provenienti dalle Webcam sparse in giro per il mondo?

A dare una risposta a questo quesito sembra ci stiano pensando alcuni scienziati americani che lavorano al centro di ricerca della Georgia Tech, i quali hanno pensato ad un progetto nelle condizioni di “amalgamare” le informazioni provenienti dai due sistemi in un unico, innovativo, strumento di cui trovate un video esplicativo in fondo al post.

Una specie di Google Earth in grado non solo di farci fare un viaggio da un capo all’altro del mondo con pochi click e comodamente seduti davanti al computer, ma in grado di consentirci addirittura di zoomare in una precisa locazione e permetterci di vedere in tempo reale, tramite l’occhio elettronico di una telecamera ad esempio, quello che sta accadendo in quel preciso punto in quel determinato momento.

Praticamente uno strumento di navigazione virtuale “definitivo” e capace di videosorvegliare tutte le aree più importanti dell’intera superficie terrestre. Un esempio perfetto di realtà aumentata, che travalica i confini geografici e dà all’utente la possibilità di essere dovunque e in qualunque istante, decidendo cosa e chi spiare.

Proprio così, “spiare”. D’altronde questo verbo non è messo lì a caso, perché, pur non negando che una simile “invenzione” lascerebbe a bocca aperta moltissima gente, non si può non pensare che con altrettanta semplicità esso attiverebbe infinite polemiche sulla privacy dei cittadini, già tanto minacciata e messa a repentaglio quotidianamente per ragioni più o meno plausibili di sicurezza, e forse subirebbe un colpo, l’ennesimo, da uno strumento del genere.

Con un Google Earth così potenziato le applicazioni potrebbero essere le più disparate, si andrebbe infatti dagli impieghi di pubblica utilità, come ricognizioni virtuali sul traffico in un determinato tratto autostradale fino ad un miglioramento dell’efficienza dei servizi di pubblica emergenza, i quali potrebbero avere un quadro della situazione già prima di arrivare sul posto, ma allo stesso tempo sarebbe come creare un “grande occhio” sempre attivo che vigila su tutti e su tutto.

Sarà insomma una specie di The Sims “passivo”, i cui personaggi saranno persone in carne e ossa, con l’unica differenza che laddove gli “omini” digitali sono facilmente controllabili, qui ci si dovrà limitare esclusivamente ad osservare, senza poter intervenire.

Voli fantasiosi a parte, ci sarà tempo per discutere delle implicazioni sociali di simili applicazioni tecnologiche, dato che in fondo si tratta finora di un semplice progetto di studio, la strada però sembra intrapresa e forse il passaggio ad un mondo del genere è più scontato e ovvio di quanto si possa pensare.

D’altronde, l’evoluzione tecnologica va sempre più verso l’abbattimento delle distanze, il bisogno di sapere tutto e dovunque in tempo reale fa parte della nostra società e questo chiaramente non si può negare. Chissà quindi se un domani saremo in grado di “bypassare” la televisione tradizionale collegandoci ad Internet e seguire in diretta l’evento che ci interessa, magari semplicemente trovando il luogo in cui si svolge e zoomando con il mouse…

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da OneWeb -

venerdì 18 settembre 2009

Confessioni di un caffeinomane : Qualcuno mi sta spiando - Parte 3

Domanda: il governo può spiarmi tramite il cellulare?
Risposta. Sì, ma probabilmente non vuole farlo.

Abbiamo avuto modo di incontrare John Klein, di Rent-A-Hacker (affitta un hacker, www.renta-hacker.com), un esperto consulente di sicurezza informatica, che ci ha detto: "Molte persone non vedono minacce nella webcam, e sbagliano, ma succede anche il contrario, quando molti credono che il cellulare possa diventare uno strumento di spionaggio".

La spiegazione, secondo Klein, è semplice, "Ci sono così tanti film e serie TV con persone spiate, di solito dal governo, tramite il telefono, che è diventata una credenza popolare".

Il film Eagle Eye (2008) è un buon esempio di quanto affermato da John Klein. La storia si basa sull'idea che il governo tiene sotto controllo tutte le telecamere distribuite sul territorio, cellulari, cercapersone, e qualsiasi connessione di rete disponibile. Uno scenario orwelliano, tanto affascinante quanto poco credibile, rinforzato dai DVD extra, dove si trova una sorta di documentario che spiega come NSA e operatori telefonici hanno accordi speciali che rendono possibile tutto questo.

Ma allora qual è la realtà?

TH: quindi dici che il governo non spia mai nessuno tramite il cellulare?

John Klein: è un tema molto complicato e ambiguo, che fonde realtà e fantasiose teorie della cospirazione, insieme a un pizzico di paranoia. Non dubito che il governo USA abusi delle tecnologie disponibili per controllare i cittadini, anzi, sarei sorpreso del contrario. Sarebbe come pensare che non esiste l'abuso di potere in generale. Ma non significa che tutti i poliziotti esagerino, o che tutti gli agenti segreti si dedichino alle intercettazioni non autorizzate, nemmeno dopo le leggi anti-terrorismo varate dal 2001 in avanti.

TH: Cosa ci dici dell'immagine dell'NSA che emerge da film come Eagle Eye?

JK: direi che è una teoria, a meno che non saltino fuori delle prove. All'inizio si pensava che la CDMA permettesse di raccogliere praticamente ogni tipo d'informazione possibile su un individuo. Dopo anni, però, è ancora da dimostrare. Resta, certamente, la possibilità tecnica di spiare, ma non sono convinto che sia accaduto veramente. Forse un paio di volte, in casi eccezionali, ma è ridicolo pensare che un operatore come AT&T lasci la propria rete in mano alle autorità 24 ore al giorno.

TH: Nel documentario si dice che il GPS dei cellulari è stato introdotto per creare dispositivi di spionaggio più efficaci.

JK: Quella del GPS è una barzelletta. La maggior parte dei metodi di spionaggio illecito usano le onde radio per individuare la SIM, in maniera simile a come si cerca la scatola nera di un aereo precipitato.  Non c'è bisogno del GPS, ci sono metodi migliori e più semplici.

TH:  Insomma, è possibile che qualcuno ci tenga d'occhio usando il nostro cellulare?

JK: Il cellulare si presta ad essere spiato, per la sua funzione di localizzazione integrata, che permette di leggere sul display l'antenna a cui siamo collegati. Però "loro" non possono accedere a queste informazioni: tanto per cominciare ci vuole un ordine giudiziario per accedere ai dati di delocalizzazione, e di certo non funziona come nei film, con la mappa a schermo e il puntino luminoso che si muove lungo le strade. Nessuno può ottenere una precisione del genere, non è possibile.

Quello che si può fare è tracciare le torri a cui il telefono si aggancia mano a mano che si sposta, e usare i dati per triangolarne la posizione. Ci abbiamo provato, dopo aver ottenuto il permesso di un giudice, ma proprio non funziona.  Al  massimo, con molta fortuna, si può ridurre il margine d'errore entro un paio d'isolati. Probabilmente i militari hanno dispositivi segreti più precisi, ma non sono certo nelle mani delle autorità civili, che a loro volta devono rispettare numerose leggi che difendono la nostra riservatezza. Quel tipo di tecnologie è semplicemente proibito, per gli usi civili.

TH: anche dopo le leggi varate come reazione all'11 settembre?

JK: Si è trattato di un'onda passeggera. Un'enorme minaccia per un po', sembrava che tutta la nostra vita dovesse essere appesa alla finestra, in nome della sicurezza nazionale. Ma poi sono arrivati diversi gruppi a mettere in discussione l'argomento, come la EFF. Grazie a loro ci siamo fermati a riflettere sul valore della privacy, anche in un momento critico, e sono stati fatti degli importanti passi indietro. Oggi le autorità non hanno solo dei limiti tecnici, ma devono ottenere il mandato di un giudice prima di monitorare un cellulare. Figuriamoci se può farlo uno qualsiasi con un computer davanti.

Gli operatori non daranno le informazioni alla polizia senza l'autorizzazione di un giudice e, ad oggi, il controllo telefonico è uno dei temi più delicati, sul quale i magistrati fanno molta attenzione. Il telefono, per ora, è ancora relativamente privato.

William Van Winkle






Confessioni di un caffeinomane : Bancomat e fazzoletti - Parte 2

Domanda: si può risolvere il problema di un bancomat non funzionante avvolgendolo in qualcosa?
Risposta: sì

Ecco un mito che molti conoscono, anche se pochi nei dettagli, che esiste da 20 o 30 anni: avete una carta di credito, o un bancomat, con una banda magnetica su un lato, magari un po' vecchia: alcuni lettori non hanno problemi, mentre altri la rifiutano. Il commesso la passa velocemente, poi lentamente, la piega da una parte e dall'altra, magari la flette un po', ogni cassiere ha il suo metodo per aggirare il problema. Qualche volta, però, sembra che non ci sia speranza, fino a che non avvolgete la scheda in qualcosa, ed ecco che torna in vita.

Ecco che cosa succede. Avevamo il posto perfetto per il nostro esperimento: una panetteria vicino alla redazione, con un POS che rifiutava categoricamente di accettare uno dei nostri bancomat, per di più uno piuttosto recente.  Dalle immagini potete vedere l'impiegato con il bancomat in mano, che cerca invano di completare la transazione. Anche dopo molti tentavi, la lettura della carta sembra impossibile, e la macchina non riesce a raccogliere dalla carta i dati di cui ha bisogno.

I cassieri che conoscono il "trucco dell'avvolgimento" di solito hanno un materiale preferito. Noi abbiamo provato con un sacchetto di plastica, ma abbiamo voluto provare anche con la carta degli scontrini, un'altra soluzione piuttosto comune, e poi con un fazzoletto di carta.

La carta per scontrini ha funzionato al primo colpo, così come la plastica del sacchetto, ma non il fazzoletto di carta. Ci siamo chiesti allora quale fosse la differenza importante tra la carta per scontrini e quella del fazzoletto, e così abbiamo anche voluto sapere perché questo metodo funziona. Un segreto che conoscono in pochi, anche se molti ne hanno visti gli effetti.

Sotto potete vedere che la banda magnetica di un bancomat è composta da tre strisce: la prima e la terza hanno una densità di 210 bits per pollice (bpi), mentre quella centrale si ferma a 75 bpi. Queste linee contengono il nome del proprietario, numero di conto, PIN, altri dati bancari e tutto quello che serve a farne uno strumento di pagamento efficace e diffuso in tutto il mondo. Se un POS non riesce a leggere una carta bancomat, è probabilmente dovuto al fenomeno che tutti chiamano "smagnetizzazione", vale a dire la perdita di alcuni dei dati che contiene, dovuti, generalmente, al contatto con un forte campo magnetico o con la corrente elettrica.

In realtà più che di perdita di magnetismo si dovrebbe parlare di "spostamento" magnetico, vale a dire di particelle magnetizzate che si spostano da un posto all'altro: zone che dovrebbero contenere uno zero hanno un uno, abbastanza forte da essere rilevato. La buona lettura dipende dall'intensità del campo magnetico e dalla sensibilità della macchina usata per leggere la carta, un parametro fortemente legato alla distanza. La stessa macchina, infatti, potrebbe restituire una lettura diversa se si passa la carta due volte, variando la distanza anche solo di pochi decimi di millimetro. Se un segnale è basso, per esempio, può essere letto come un uno da vicino, ma come uno zero (corretto), un po' più lontano.

La distanza in più, praticamente, agisce come un filtro antirumore, vale a dire quel leggerissimo campo magnetico in più che trasforma uno 0 in un 1. Le zone che conservano un 1, invece, hanno un campo magnetico abbastanza forte da superare il filtro. Ecco perché avvolgere la carta funziona, l'avvolgimento filtra il rumore magnetico.

Allora perché il fazzoletto di carta non ha funzionato? Non ci è chiaro, ma abbiamo ipotizzato che la "morbidezza" del fazzoletto rappresenti uno spazio eccessivo per il POS, che non riesce a leggere i dati come dovrebbe.

NOTA: alcune persone usano del nastro adesivo per ottenere direttamente lo stesso effetto, applicato direttamente sulla banda magnetica. Funziona, ma con l'uso il nastro si stacca, un pezzo alla volta, e si porta dietro particelle magnetiche, deteriorando la carta. Lo consigliamo solo con bancomat e carte di credito vicine alla scadenza.

da William Van Winkle



Confessioni di un caffeinomane : miti tecnologici, Red Bull, bancomat e telefoni spia

C'è chi proprio non riesce a fare a meno del caffè, del lavoro eccessivo e del sonno arretrato. Questi personaggi, spesso, hanno anche un'incredibile tolleranza alla caffeina, e sono in grado di addormentarsi come sassi un paio d'ore dopo aver bevuto tre o quattro espressi. Sembra un modo un po' stupido di farsi del male, eppure è un club con moltissimi membri

Questo tipo di persone è particolarmente ben rappresentato tra gli appassionati di videogiochi, capaci di stare svegli intere notate in attesa di uno scontro, o nel tentativo di superare un passaggio difficile. E non è solo questione di azione: sono capaci di farsi violenze simili anche solo per portare a termine azioni apparentemente senza senso, per chi non condivide la loro passione, come far fuori cinghiali tutta la notte.

Comunque la mettiate, stare svegli tutta la note e con i riflessi pronti non è facile, e per questo le compagnie che producono bevande energetiche sponsorizzano i LAN party, così come alcuni sport estremi. L'affinità è così forte che ci sono produttori, come Corsair, che hanno dato vita a collaborazioni e sponsorizzazioni ufficiali.

Le bevande energetiche negli ultimi anni si sono proposte come alternative al caffè, rispetto al quale, tendenzialmente, sono meno caloriche, a meno che non beviate il caffè senza zucchero. In un mese, se siete forti bevitori di caffè, assumerete un sacco di calorie in meno. Ciò nonostante non mettono al riparo dal sovrappeso, ipertensione, trigliceridi alti, e occasionalmente, facoltà mentali ridotte. Nella vita, d'altra parte, ci sono molte cose che possono generare gli stessi sintomi, come avere figli, lavorare più del dovuto, invecchiare, fare poco esercizio, e seguire una pessima dieta.
I problemi di salute sono colpa dei drink energetici? Forse no.


Per cominciare, ci siamo rivolti direttamente alla Red Bull, che produce l'omonima bevanda, per avere alcune risposte. La portavoce, Patrice Radden, ci ha detto che "non ci sono pericoli o effetti collaterali associati al consumo di Red Bull", e aggiunge "Red Bull è una bevanda specifica, non una bibita generica. Generalmente se ne può comparare la digeribilità a quella del caffè, anche per quanto riguarda la quantità che se ne può bere. Si raccomanda che il consumo quotidiano di Red Bull, per ogni individuo, sia simile a quello di caffeina, un parametro che varia da persona a persona. Una Red Bull da 250 cc equivale, grossomodo, ad una tazza di caffè americano, quanto a caffeina contenuta".

Una volta sentita la voce ufficiale, abbiamo fatto qualche indagine in più, scoprendo fatti meno edificanti: c'è stato, per esempio, il caso di un diciottenne, deceduto dopo aver bevuto quattro Red Bull alla fine di una partita di pallacanestro. Oggi l'azienda non ha paura di affermare che la Red Bull non vi reidrata dopo uno sforzo; sappiamo, anzi, che un eccesso di zucchero nel sangue porta l'organismo a usare l'acqua per diluirlo e quindi le cellule restano a secco. Prendete un ragazzo disidratato, con una lieve intolleranza alla caffeina, fatelo sudare e dategli quattro Red Bull, e vi sarete messi nei guai, garantito

In uno studio del 2005, pubblicato da una rivista specializzata, si può leggere: "un'ingestione eccessiva di caffeina può portare a sintomi del tutto simili a quelli di molti disturbi psichiatrici. La caffeina acuisce l'ansietà e i disordini del sonno, e spesso ne abusa chi soffre di disordini alimentari. […] Nei pazienti psichiatrici, inoltre, è stato dimostrato che la caffeina, oltre all'ansietà, fa aumentare anche l'ostilità e i sintomi psicotici.

Come con tutte le droghe, gli effetti secondari della caffeina si fanno sentire più su alcune persone che su altre. Come dicevamo all'inizio, c'è chi può macinare dieci espressi in un giorno e poi dormire come un bambino, e chi non ne può prendere solo uno, se non vuole candidarsi alla camicia di forza. Il concetto di "eccesso", quindi, non è univoco, e varia molto da una persona all'altra. Il Giornale Americano di Psichiatria, che abbiamo citato prima, aveva parlato della caffeina già nel lontano 1974, affermando che "può produrre sintomi indistinguibili da quelli della nevrosi da ansietà: nervosismo, irritabilità, tremori, occasionali spasmi muscolari, disturbi della percezione, aritmia cardiaca, palpitazioni, tachipnea, vampate, diuresi eccessiva e disturbi gastrointestinali". Prima di pensare a una malattia più grave, quindi, se avete uno di questi sintomi provate a smettere col caffè.

Quanto a quantità, tuttavia, gli autori del primo articolo notano che i problemi descritti si manifestano con quantità giornaliere che partono dai 1000-1500 mg

Quindi possiamo affermare che le bevande energetiche possono far male, ma solo a certe persone e se si esagera. L'altra domanda è "possono aiutare?" Anche in questo caso il primo sforzo è quello di ridurre la soggettività: parliamo di maggiore acutezza mentale, resistenza, di un generale senso di benessere o di tutti i sintomi messi insieme? L'industria che produce le bevande, come potete immaginare, non sembra intenzionata a dare risposte concrete, il che di per sé potrebbe già essere visto come una risposta. La portavoce di Red Bull, per esempio, ci ha fornito questa lista di ingredienti, con i benefici di ognuno:

Taurina: uno degli aminoacidi più abbondanti nel corpo umano, che si trova nei muscoli, nel cervello, nella retina e nelle cellule del sangue. È un elemento vitale per la salute, perché protegge le cellule.

Caffeina: la conosciamo tutti piuttosto bene. Aumenta la velocità di reazione e l'attenzione generale.

Glucuronolattone: un carboidrato derivato dal glucosio, presente in natura nel corpo, partecipa a diverse funzioni metaboliche.

Carboidrati: elementi nutritivi primari, danno energia.

Vitamine del gruppo B: elementi fondamentali di ogni dieta, sono essenziali per assicurare il corretto funzionamento del corpo.

Le bevande energetiche sono storicamente legate allo sport, quindi la maggior parte degli studi si sono occupati delle reazioni fisiologiche che generano, infatti la Red Bull ci ha fornito gli estremi di una mezza dozzina di studi sull'argomento, che partono dalla metà degli anni '90. Leggendoli, emerge quello che ci si poteva aspettare da studi selezionati direttamente dall'azienda, vale a dire che "Red Bull ti mette le aliiii": migliori prestazioni, più attenzione, maggiore resistenza alla sonnolenza, senza dimenticare il magico mix di caffeina e taurina. Sarà marketing, ma è servito a vendere più di 4 miliardi di lattine nel solo 2008.

Per chi è curioso, sappiate che la taurina si crea naturalmente nei mammiferi, nel pancreas e nei testicoli, ma può anche essere sintetizzata. Il nome deriva dal latino taurus, che significa toro o bue, l'animale dal quale la sostanza fu estratta la prima volta, nel XIX secolo.

Tornando al consumo eccessivo di caffeina, l'articolo citato nota che "la caffeina aumenta il livello d'attenzione, riduce la stanchezza e migliora l'umore. Un consumo normale migliora le prestazioni in attività che richiedono concentrazione, quali la guida simulata. L'effetto su attività cognitive più complesse è meno chiaro, anche se alcuni indizi indicano che un consumo elevato porta a prestazioni migliori, specialmente nei soggetti più anziani".


Non per dissetarsi

Le bevande energetiche sembrano tutte uguali, ma non lo sono. Al di là delle differenze nel prezzo e nel sapore, ci sono variazioni importanti per quanto riguarda la caffeina. La FDA, l'organismo che regola e controlla i prodotti alimentari negli USA, ha imposto un limite di 65 mg ogni 350 cc di bevanda, poco più di una lattina, ma la maggior parte dei prodotti in commercio restano ben al di sotto di questo limite, come nel caso della Coca Cola. La Red Bull, invece, lo supera di poco, con 66,7 mg, ma altri arrivano a 300 mg per bottiglie da circa 600 cc, pur riuscendo a restare sotto le 200 calorie.

300 mg in 600 cc sono, per capirci, una quantità enorme, tenendo in conto che una tazzina, espresso o moka che sia, ne può contenere dai 40 a 100 mg. Quindi stiamo parlando di una quantità che va dai 6 ai 15 caffè, in una sola bevanda, per quanto abbondante. Si sente il cuore pompare con più determinazione, eppure in modo naturale, senza eccessi. Chi l'ha provato nota l'eccesso, ma lo giudica, solitamente, piacevole. La bevanda in questione è la VISO, non presente in Europa. Trattandosi di una compagnia relativamente piccola, è stato facile ottenere un'intervista direttamente con il presidente dell'azienda, Alex Ilica.

Ci ha spiegato che l'obiettivo iniziale era creare una bevanda vitaminica di qualità superiore, non un energetico. "Solo in un secondo momento abbiamo pensato di aggiungere della caffeina a uno dei gusti disponibili" ha detto. Ad oggi, i quattro gusti che contengono caffeina rappresentano il 75% delle vendite, e due sono così recenti che non sono ancora presenti sul sito web, www.drinkviso.com.

Non ci sono, quindi, solo i 300 mg di caffeina, ma anche 17 vitamine e minerali, 14 dei quali, secondo l'azienda, rappresentano il 100% del fabbisogno giornaliero. Quello che abbiamo capito, inoltre, è che la caffeina non è tutta uguale, ma ne esistono diversi tipi, usati per i prodotti in commercio.

"C'è la caffeina naturale fatta in Spagna, che è un prodotto davvero molto buono, a differenza di quella sintetica prodotta in Cina, che si trova nella maggior parte dei prodotti in commercio" spiega Alex. "Il prodotto sintetico ha effetti molto meno potenti di quello naturale, e questa è la ragione per la quale molte persone trovano che il nostro prodotto dia una buona sensazione, mentre quelli della concorrenza no."

Ci sono molte, moltissime persone che esagerano con la caffeina. Alex Ilica ci ha raccontato di un ordine ricevuto da alcuni body builders che volevano un prodotto speciale, con 1000 mg di caffeina per bottiglia, l'equivalente di più di 14 espressi in un colpo solo. L'ordine è stato soddisfatto, una volta sola, e la storia non si è ripetuta. Sulla base dell'esperienza accumulata, Ilica consiglia di bere al massimo due VISO al giorno.

" La maggior parte delle persone ne beve una al giorno, ma ricevo chiamate da gente che arriva a cinque" dice Alex Ilica, "Io sono un uomo d'affari, e voglio che la gente beva il mio prodotto, ma non che muoia perché l'ha fatto, e nemmeno che arrivi ad avere problemi legati alla bevanda. Ma succederà. Gli eccessi causano sempre problemi,  di qualsiasi cosa si tratti."

Il che ci riporta alla domanda di partenza: le bevande energetiche ti possono aiutare? Sì. Ti possono far male? Sì. Quindi tenete sempre in conto l'importanza della moderazione.


Nell'immagine potete vedere l'impianto di produzione del VISO, come appariva la scorsa primavera. In questo momento, però, l'azienda sta passando a un impianto più grande, capace di sostenere il notevole successo del prodotto. Da sinistra a destra, potete vedere la vasche di produzione, quella di mescolamento, e l'imbottigliatore. Dietro l'angolo c'è la macchina per riempire le bottiglie, e dietro il sistema per la pastorizzazione. Successivamente, mancano solo tappo ed etichetta.



Vademecum del sistemista perfetto

Fondamentale per qualsiasi azienda al giorno d’oggi, è l’efficienza dei computer e dei software utilizzati. Ormai nessuno può fare più a meno dei computer per organizzare e svolgere il proprio lavoro in ufficio.

I computer hanno velocizzato e implementato immensamente lo svolgere dei vari compiti di un ufficio e di ogni azienda. Ma forse non tutti sanno che dietro al proprio terminale si stende una complessa rete che unisce tutte le postazioni ai server centrali, che devono sostenere carichi di dati molto superiori alle capacità di un normale computer. Queste strutture informatiche sono affidate alle mani di tecnici specializzati, che si occupano di costruirle, della loro manutenzione e innovazione: i sistemisti.

Ma non sono solo questi i suoi compiti: con l’aumento costante della presenza delle tecnologie informatiche e della comunicazione all’interno delle imprese, è aumentata enormemente l’importanza di figure professionali qualificate come il sistemista IT. I sistemisti eseguono uno scambio intenso con il cliente un’analisi basata su principi standardizzati dei processi aziendali. Analizzano e formalizzano le gestione dei problemi e delineano alternative possibili. Specificano i requisiti per i sistemi IT da creare o da aggiornare, in vari campi di astrazione e da diversi punti di vista. Inoltre grazie alla loro consulenza un’azienda può decidere come indirizzare il proprio futuro IT. Sono perciò figure fondamentali, soprattutto all’interno di uffici dotati di moderna tecnologia informatica e di comunicazione, con postazioni video, anche direttamente presso il cliente.

Ma cosa fa un sistemista nella pratica? I compiti sono davvero moltissimi, come per esempio eseguire analisi di sistema e delineare sistemi IT idonei oppure aggiornare i sistemi IT esistenti, o analizzare i requisiti del cliente, descrivere i processi aziendali, definire i modelli richiesti per sistemi IT, create soluzioni per sistemi IT, illustrare diverse alternative di soluzione e valutarle dall’aspetto economico e tecnologico e moltissime altre cose. Purtroppo non sempre, anzi quasi mai, l’università prepara davvero i giovani ad affrontare questo tipo di problemi, colpa di programmi non aggiornati o dell’impossibilità di tenere dietro a innovazioni così rapide e frequenti.

FONTE: elear.it

Turismo georefenziato, geotagging e Unità di crisi

I nostri smartphone, contengono un sempre crescente numero di strumenti tecnologicamente avanzati. Sono sempre più spesso dotati del GPS, ed hanno la possibilità di scambiare diversi tipi di dati, con altri dispositivi mediante il protocollo Bluetooth.

Tutte queste possibilità, permettono la creazione di nuovi servizi e di nuove abitudini.

Vediamo come possono aiutarci a migliorare i nostri viaggi d’affari oppure le nostre vacanze.

 

Il geotagging è un processo mediante il quale si aggiungono dei metadati alle immagini, ai video ai siti web o agli RSS feed. Questi metadati, possono consistere genericamente nella longitudine e nella latitudine.

Molte volte, i dispositivi possono scrivere anche l’altitudine. Perché questo servizio avvenga, il dispositivo deve avere installato un sistema GPS

Questo sistema permette di recuperare le informazioni legate ad una specifica risorsa e quindi poi ritrovarlo con certezza.

 

Il servizio Locast è una piattaforma per la condivisione e ricerca di contenuti georeferenziati.

Possiamo ricevere video e prodotti multimediali, forniti da RAI TV.

Questo servizio è basato su una combinazione fra dispositivi mobile e dispositivi wearable, cioè indossabili, che sono gestiti da una web application.

Tutti i contenuti sono collegati a punti esistenti. Possono essere visti da chi visita quegli spazi. L’esperienza turistica è avvantaggiata, l’utente può creare degli itinerari personalizzati ed in prossimità dei punti d’interesse, chiamati Point of Interests, può scaricare il contento sugli smartphone.

L’utente potrà poi contribuire al servizio, aggiungendo nuovi video, seguendo o modificando gli itinerari raccomandati ed usando gli strumenti offerti dai social network per condividere le esperienze.

 

Mappper, è un servizio emergente basato sull’iPhone. Permette agli utenti di condividere le informazioni relative ad un viaggio. Basta inserire le coordinate tramite GPS e si possono visualizzare dei commenti. Si può per esempio, fotografare un oggetto, scrivere dei commenti e poi pubblicarlo.

Non ci sono ancora tante mappe o percorsi.

Questo sistema, se vieni gestito con accuratezza, può essere utilizzato anche in azienda. Le informazioni possono riguardare non solo località e monumenti, ma magari anche la qualità di un hotel, di una compagnia di taxi e quant’altro.

Quali sono i costi di questo servizio? L’applicazione stessa è in vendita ad un prezzo promozionale di 0,79 euro. Bisogna poi conteggiare, i costi legati alla connessione ad Internet.

La creazione di contenuti può essere effettuata anche senza essere connessi, però non potranno essere condivisi.

La rilevazione delle coordinate avviene tramite il GPS, quindi non è necessario essere connessi, è sufficiente la copertura del GPS stesso.

La connessione ad Internet è necessaria per le seguenti funzioni:

  • Trasformare le coordinate gps del luogo in cui hai creato il contenuto
  • Cercare viaggi degli altri utenti e per visualizzarli
  • Visualizzare la mappa di sfondo ai viaggi
  • Salvare e vedere i propri preferiti
  • Effettuare il login
  • Effettuare il salvataggio degli itinerari sul sito mappper.com
  • Inviare una mail agli amici con l’invito di seguirti su web
  • Trasformare le coordinate gps del luogo in cui hai creato il contenuto

Svariate persone, rinunciano a vacanze in posti esotici e lontani. Sono sempre più frequenti, le immagini di problemi di carattere militare e di disastri naturali: alluvioni, terremoti e maremoti.

 

Tramite il sito www.dovesiamonelmondo.it, si possono lasciare all’Ufficio Crisi della Farnesina le indicazioni di dove vogliamo andare.

Possiamo segnalare il nostro viaggio tramite il web, il telefono o anche mediante un messaggio SMS.

Nel form di registrazione indichiamo se siamo turisti, aziende oppure membri di un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale (ONLUS) oppure membri di un’organizzazione non governativa (ONG ).

Bisogna registrarsi o sul web o con un SMS, con scritto "?" o "AIUTO", al numero 320 2043424. Si riceverà un messaggio di risposta e si potrà completare la registrazione. Nel secondo SMS bisogna inserire le seguenti informazioni:

  • Nome
  • Cognome
  • Data di partenza (gg-mm-aa)
  • Data di rientro (gg-mm-aa)
  • Nazione
  • Località
  • Numero di accompagnatori (oltre a chi effettua la registrazione)
  • Telefono (solo se diverso dal numero con il quale si invia l'sms).

Il servizio è riservato ai cittadini italiani, il suo uso non costituisce prova della propria nazionalità. La registrazione va effettuata almeno trenta giorni prima del viaggio e costa come un normale SMS.

di Lino Polo - Consulente informatico




domenica 23 agosto 2009

Reti elettriche intelligenti o smart grid: ecco cosa sono

Il concetto di smart grid applicato alla rete elettrica significa capacità di gestire il fattore energia in maniera più flessibile e dinamica tenendo conto sia dell’aspetto ambientale, sia dell’apporto delle fonti rinnovabili.

Mentre la rete tradizionale è organizzata in modo da raccogliere una mole di energia generata da pochi grandi nodi, rappresentati dalle centrali di produzione, per trasmetterla in un flusso unidirezionale al complesso dei consumatori finali, quella intelligente di nuova generazione costituisce un sistema elettrico composto anche di piccoli impianti localizzati presso l’utenza.

Ma per ottenere una generazione distribuita con energia prodotta localmente da diversi dispositivi e origini, che viene ceduta alla rete di distribuzione nazionale, la tecnologia smart grid ha bisogno di integrarsi con infrastrutture ICT.

Nello sviluppo dei più avanzati sistemi di rete elettrica, l’ICT interviene sia a livello di dispacciamento locale che di tele-azionamento, controllo remoto, monitoraggio e protezione.

Nel nuovo contesto di interazione va registrato e gestito un gran numero di informazioni con capacità di elaborazione distribuita facendo viaggiare le comunicazioni su TCP/IP con strutture dati XML. Sensori, chip, software e contatori elettronici rappresentano inoltre elementi chiave della trasformazione della rete in senso attivo e bidirezionale.

Di questi problemi si occupa la European Smart Grids Technology Platform creata dai paesi dell’UE per sviluppare una visione comune e delle linee guida sul tema.

Un’altra importante iniziativa è stata promossa dagli Stati Uniti, che hanno avviato un vasto programma di rinnovamento delle rete elettrica sotto il segno della tecnologia Smart Grid.

da One - Carlo Lavalle




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